Maledetto 11

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E così te ne sei andato anche tu.

In una fredda mattina di gennaio, con il vento che scuote le persiane, la pioggerellina fredda che ti accompagna per tutto il giorno, le lunghe e noiose occupazioni del quotidiano. Eppure chissà, ma quel tuo sguardo magico, sexy e pericoloso e insieme elegante, quel tuo essere così dannatamente sofisticato che faceva di te un essere non di questo mondo, mi regalava ancora, quando lo incrociavo, dei sublimi momenti di sogno. Sì, perché tu hai sempre abitato in casa mia, fin da quando, adolescente, ti ho scoperto nell’eccellente raccolta di dischi di mio zio. Ti ascoltai e fu subito amore. Un pezzo su tutti? Ashes to ashes. Credo che sia ineguagliabile. La canzone pop-rock più bella della storia.

E adesso anche tu non ci sarai più. Non arriverai più, garbatamente ma all’improvviso, in maniera imponderabile ed imprevedibile, a deliziarci con il tuo nuovo disco visionario avanti anni luce. No, il maledetto 11 ha colpito ancora. New York, Atocha, Parigi. E adesso tu. No, non è giusto, non si può sconvolgere la vita delle persone così. Perché tu, David, eri qualcosa di più di un idolo rock per me.

Tu eri la mia giovinezza.

Adesso, a caldo, in questa giornata fredda e amara, ho visto la realtà in faccia: la giovinezza è morta, per sempre. E forse, con lei, la trasgressione, la voglia di creare e creare e creare, con gli occhi che possono “fissare per un migliaio d’anni, più freddi della luna”, come nella tua onirica “Cat people”. Tu eri un’antenna puntata sul centro della galassia. Adesso tacciono gli spettroscopi e i rilevatori di raggi gamma. Tutto tace e si raffredda, tutto è dannatamente quieto, sterile, arido.

Addio, David.

Anna

Maledetto 11ultima modifica: 2016-01-12T00:30:36+01:00da annarub
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